Tristema – Come Ti Vorrei

Tristema – Come Ti Vorrei

È difficile parlare di un gruppo emergente. Soprattutto se alle spalle c’è del talento e tanto lavoro. Quello dei Tristema è un quartetto ben equipaggiato, formato da Candido Di Sevo (chitarra e voce), Alessandro Galdieri (voce e chitarre), Romolo D’Amaro (chitarre e cori) e Giuseppe Chito alla batteria. I Tristema hanno iniziato a suonare nel 2005, come cover band in giro per i locali di provincia. Un inizio comune a molti. Dopo poco però, hanno deciso di dedicarsi alla propria musica iniziando ad realizzare i primi brani inediti. Alimentati dall’entusiasmo dei primi successi, hanno continuato a tirar fuori altri pezzi, curandone anche gli arrangiamenti.

“Come ti vorrei” è il loro primo album, interamente autoprodotto, e che in dieci brani racchiude un suono promettente, ispirato e ben fatto. Un disco il cui primo ascolto trasmette immediatamente delle buoni soluzioni musicali, che danno voce in maniera diretta a temi di comune ordinanza. Non si tratta di testi semplici, nell’accezione negativa del termine. Perchè a volte le cose più semplici necessitano di una sincera complessità per venire a galla e catturare l’attenzione di chi ascolta senza deluderla. I dieci brani che compongono il disco sono delle pure constatazioni di gioventù che arranca, e che si riflettono in melodie che riescono a sedurre al primo impatto, aprendo delle voragini, creando delle tensioni che risolvono in progressioni armoniche senza dubbio ispirate.

Ci sono nell’album dei momenti chiave: “Libero” lo è senz’altro, in cui l’intreccio di voci nei cori, che caratterizza tutto il disco è spinto e appoggiato con forza, attraverso timbri di voce appartenenti a registri totalmente diversi. Un altro momento magico è “É con te”, piccolo melodramma sentimentale in cui l’arpeggio di synth iniziale è l’innesto di effetti di chitarre distorte. Ecco un’altra caratteristica interessante: il convivere di una ritmica perfettamente scandita dalla batteria, arricchita dagli assoli di chitarra incastrati nei ritornelli, con un suono curato in ogni minimo dettaglio.

Ancora una volta ci si distrugge per una storia tormentata, ma è una distruzione struggevolmente intensa. “Funerale” è un brano pieno di riferimenti: gli accordi la chitarra battente ricordano un po’ la maniera di Marr ai tempi degli Smiths. Riferimenti sparsi e ben rielaborati da questo quartetto cilentano. Per chi pensa che questa recensione possa peccare di eccessivo buonismo, l’invito è di ascoltarli.