Trivium – Shogun

Trivium – Shogun

Lo Shogun nel Giappone feudale era la più alta autorità militare, il generale a capo dell’esercito con privilegio di poter trasmettere la carica per eredità. La cosa mi incuriosisce e cerco di capire quale influenza esercita questa figura nella produzione musicale nel nuovo album dei Trivium. Scopro con sorpresa che vi è un solo omonimo brano che ispira titolo e copertina dell’album. Gli altri brani contengono molti riferimenti nascosti alla mitologia greca, al mito di Prometeo, ai mostri Scilla e Cariddi e alla ninfa Callisto. Tuttavia Shogun, a detta di Matt Heafy, era il nome più appropriato per l’album in quanto sprigionava in maniera vivida l’idea della forza e del potere

Registrato praticamente tutto in tuor, Shogun ha sonorità molto moderne anche se, già ad un ascolto superficiale, ci si accorge che i richiami al trash dei metallica sono quasi espliciti, e questo elemento accomuna tutti i lavori della band americana. Il cantato è divenuto più pulito e melodico, il growling è fortemente ridotto rispetto al precedente Crusade, e questo è un altro elemento che avvicina i Trivium alla storica band di Hetfield (in alcuni ritornelli sembra di ascoltare il leader dei metallica in persona!)

Ciò che manca ai quattro di Orlando è l’acquisizione di un sound realmente personale. Obiettivo sul quale la band ha sicuramente lavorato molto, ma i debiti nei confronti dei grandi nomi del passato si sentono, in particolare dei sopraccitati Metallica, così come si sente una certa mancanza di originalità. I promettenti e giovanissimi Trivium non fanno quel passo in avanti rispetto al precedente Crusade riproponendo con forza i ritornelli hair-metal-style e rimanendo fedelmente legati al sound dei lavori precedenti.

A onor del vero bisogna dire che in Shogun spunti interessanti ci sono, e sono anche numerosi, così come non mancano bei brani metal, ma mancano quelle punte di eccellenza che una band di tale fama dovrebbe avere. Da un punto di vista strettamente musicale non c’è nulla da obiettare: le capacità tecniche del quartetto di orlando sono notevoli e i brani sono curati e ben strutturati. Inoltre abbondano melodie ricercate, talvolta persino con toni epici.

Una menzione di merito per "Torn Between Scylla and Charybdis", "Insurrection" e la title-track "Shogun", pezzi molto lunghi, con numerosi cambi di tempo e ricchi di riff orgogliosamente trash.