Trivium – The crusade

Trivium – The crusade

I Trivium giungono al terzo album e sorprendono per il radicale cambio di direzione compiuto: da un metalcore spinto, i nostri passano ad un trash con inserti melodici. Ed arriva il successo!

Questa band di ragazzini (tutti intorno ai 20 anni) sta mietendo consensi in tutto il mondo, grazie anche a gruppi molto più blasonati che li hanno presi sotto la loro egida: infatti, prima i Metallica e ora gli Iron Maiden, li hanno presi di peso dalla Florida per scagliarli nel gotha dei nomi che contano. Certo non è solo frutto del caso il loro successo, perchè i Trivium hanno personalità e con gli strumenti ci sanno fare; se a tutto questo aggiungete tredici pezzi maledettamente catchy, non dovreste faticare a spiegarvi l’entrata in top ten e il disco d’argento ricevuto in Inghilterra.

L’album si apre con un uno-due davvero convincente: Ignition e Detonation lasciano veramente il segno ed è stupefacente notare come il singer Matt Heafy, che nei precedenti album ci aveva abituato a cantare in growl, si trovi a suo agio con le clean vocals; se proprio si vuole trovare un difetto, si può puntare il dito sui ritornelli che risultano un pò troppo melodici, ma niente che infici gravemente l’ascolto, comunque. L’album incontra la sua prima battuta d’arresto con “And sadness will sear”, una sorta di ballad non molto riuscita; ma fino a quel punto l’album si è matenuto su notevoli livelli grazie al trash di “Entrance of the conflagration” e all’inno “Anthem(We are the fire)”. Il calo dura poco, comunque, e nella seconda parte spicca una potente “To the rats”, dove i taglienti riff di chitarra salgono in cattedra per dar vita ad una canzone veloce ed aggressiva. A chiudere il lotto, ci pensa la title-track, una strumentale (quale altro gruppo metteva una strumentale alla fine dell’album? Ah sì, i Metallica) che stanca presto e che dura veramente troppo.

Sono convinto che i Trivium siano un gruppo molto promettente, però devo anche ammettere che nonostante “The Crusade” sia un album più che buono, a qualche palato un pò più fine potrebbe lasciare un fastidioso retrogusto di zuppa riscaldata.