Turin Brakes – Outbursts

Turin Brakes – Outbursts

I più cattivi diranno che di un dischetto tanto innocuo e docile non ce n’era proprio bisogno, ma se è vero che il nuovo dei Turin Brakes non brilla in coraggio è vero anche che ascoltarlo non è affatto disturbante, anzi…
Il combo folk aveva esordito nel 2001 in piena “new acoustic movement” con l’eccellente “The optimist LP”, contendendosi il titolo di “nuovi Simon & Garfunkel” con i Kings of Convenience. Due anni più tardi i due inglesi si erano confermati con l’onesto “Ether Song”, poi altri dischi passati del tutto inosservati.

Ora i due chitarristi cantanti ci riprovano con questo “Outbursts”, album sostanzialmente vicino ai precedenti per la solita formula: due voci, due chitarre acustiche, discrete incursioni elettroniche. Diciamo subito che l’improbabile competizione con il duo norvegese è ancora una volta perduta, se paragoniamo “Outbursts” al recente “Declaration of dependance”, ma se tralasciamo questi puerili giochi e dedichiamo ancora una chance a queste pregevoli trame acustiche ed a questi dolci sussurri potremmo avere delle sorprese.

Infatti, bastano pochi ascolti e senza accorgertene ti ritrovi a canticchiare il ritornello di “Sea change” tenendo rigorosamente il tempo con la punta del piede, stesso discorso per la deliziosa “Mirror”, forte anche di un ritornello di ampio respiro. “Rocket song” risulta invece un po’ forzata, anche a causa di una “pericolosa” vicinanza ad Halleluja di Buckley. Funzionano a meraviglia invece brani come “Paper heart”, “The Invitation” e “the Letting down” nel loro volare a mezza altezza, nel loro carezzare come una dolce e rara brezza d’Agosto, per alcuni versi ricordano addirittura i The Mamas and the Papas!

! E dopo il folk semplice e diretto di “Never stops” la sorpresa che nessuno si aspettava: in chiusura un pezzo davvero eccellente come “Outbursts”, che dimostra che se i ragazzi ci mettono il cuore oltre che la tecnica il capolavoro esce, o almeno si sfiora…