Twinspirits – Legacy

Il prog metal è un mondo fantastico, fatto di fantastia, di arte, di immaginazione e di irrealtà. Solo alcuni musicisti posso accedere a questo mondo incantato e non a caso solo alcuni palati raffinati possono apprezzare tali sonorità. È pur sempre un mondo antico, sorto dalle ceneri del progressive rock è ancora oggi relegato al ventennio ’80-’90 che ha visto celebrare uscite discografiche pareggiabili a veri e propri saggi musicali. Dal nuovo millennio in poi il prog metal sta soffrendo un pò la concorrenza di altri generi musicali, e, come una terra di mezzo collocata in una posizione marginale del suo universo, viene irradiato solo talvolta da alcune saltuarie stelle che si trovano a passare lungo il suo corso. I nostri Thy Majestie hanno per primi dato fasto con lo spendido “Hastings 1066”, cinque anni dopo è stato il momento dei Circus Maximus che con il loro esordio hanno scaldato il prog metal scandinavo, nel 2006 si sono visti i Progressive Experience e nel 2009 i Sinestesia hanno mostrato la loro bravura e le loro idee.

Il 2011 è l’anno della stella Twinspirits, band italiana con tanta esperienza alle spalle ed una tecnica invidiabile, due ingredienti saggiamente combinati per dare alla luce questo “Legacy”. Non si parla di nuovi canoni nè di architetture sonore innovative, la band con queste 11 tracce non reinventa nulla ma offre una colta interpretazione di quello che il prog metal potrebbe rappresentare ai nostri giorni: slegati dalla tecnica fine a se stessa i cinque musicisti cercano di offrire una visione emotiva di musicalità, diretta erede del sound Threshold quindi con pochi tempi dispari e molte sonorità ai confini tra il rock melodico e l’heavy metal; brani lunghi ed articolati ma non cervellotici, prossimi al concetto di ballad ma pur sempre graffianti. Non a caso l’opener “Senseless” riesce a bilanciarsi ottimamente tra il prog metal dei maestri del genere e le dolci melodie del cantato, davvero stupendo; discorso simile per “Don’t kill your dreams” che vediamo bene incastrata in un album degli Uriah Heep (periodo David Byron) con la voce di Goran Nystrom che sembra rubata a Timo Kotipelto degli Stratovarius.

I Twinspirits però sono anche dei grandi distributori di energia: “Pay for their art” mette in luce dei riff molto compatti e l’inizio di “Blind Soul” richiama la ricetta madre del sound Symphony X, ovvero la vena più dura del prog metal. Diverso il discorso per la suite “The Endless Sleep” composta da 5 parti nelle quali la band si spinge oltre: le radici del prog metal escono fuori, la (iper)tecnica prende il sopravvento come se straripasse da un fiume che fino a qualche minuto prima si sforzava dal restare negli argini, le parti diventano molto più ritmate e matematiche, le atmosfere più cupe. Questa seconda anima dei Twinspirits emerge in particolare con la complessa “I’m leaving this world” che rappresenta l’anello di congiunzione tra i burrascosi primi minuti e la ballad “Tell me the truth”.
Per quanto tempo questa stella illuminerà il prog metal? Staremo a vedere, ma per ora godiamoci la sua luce.