Ufo – The Visitor

Ufo – The Visitor

Il mestiere di chi scrive di musica spesso si risolve nell'elaborare fragili accostamenti tra band del passato e del presente, per cercare di descrivere un certo sound o un certo atteggiamento. Altrettanto spesso tuttavia si dimentica di elogiare le capacità della formazione o del disco che si sta ascoltando per parlare dei soliti quattro gruppi che hanno fatto la storia.

In questo sede non si perderà tempo dunque con facili paragoni ma si cercherà di elogiare le doti compositive di una formazione che ha fatto dell'Hard Rock e del Blues elettrico una missione.

Gli UFO si sono formati nel 1969 e il loro impatto sulla scena fu molto forte soprattutto durante gli anni '80 (sono ricordati tra le influenze primarie di Steve Harris, Joey Tempest e Kirk Hammett). La band britannica vanta più di trenta dischi, tutti orientati nei confronti di un Hard Rock tipicamente spigoloso e dedito a soluzioni Blues dal forte sentore acido.

Anche “The Visitor”, l'ultima fatica di questo storico quintetto, non delude le aspettative e si presenta come un disco potente ma elegante, graffiante ma allo stesso tempo molto avvolgente. La qualità delle tracce, sia dal punto di vista compositivo che da quello squisitamente evolutivo, risulta molto alta (l'ascoltatore viene rapito fin da subito dalle travolgenti idee che il lotto propone).

Su tutte segnaliamo la traccia d'apertura, Saving Me. Una ballata acustica che parte in sordina e che trascina presto l'ascoltatore in un vortice incredibile di riff travolgenti. La chitarra di Vienne Moore si abbatte sulle nostre emozioni, caricando l'atmosfera di un sound tanto vintage quanto potenzialmente attuale. D'altro canto la voce di Phil Mogg si presenta come il vero punto di forza della band, sposando a pieno le sonorità del progetto (calda e avvolgente in stile Soul ma anche prepotentemente feroce come si richiede dal caro e vecchio Hard Rock).