Verdena – Wow

Parte in pieno stile Verdena, il nuovo lavoro del trio che uscirà a breve per l’Universal. Wow, disco attesissimo dagli addetti ai lavori e dai fan, segna un record personale per la band che fa registrare, nel giro di poche ore dall’uscita dei biglietti, due sold out a Roma.

Le novità, in verità non moltissime dal punto di vista dell’evoluzione, sono legate alla produzione brillante e patinata. È lecito pensare che dal vivo i brani mostreranno tutta la loro forza dirompente, ma in studio Alberto e soci scelgono di contenere quella rabbia esplosiva indirizzando le loro idee verso la rifinitura dei particolari.

Tre lunghi anni di lavorazione sono serviti ai ragazzi per calarsi interamente nella propria musica. I ventisette brani, spalmati su due cd, sono spesso caratterizzati da repentini cambi in coda. Nonostante risultino troppo pettinati non sembrano aver perso la voglia di suonare ad alto volume. Bisogna aspettare però la quarta traccia per assaporare quella forza che li rende cosi interessanti.

Meravigliare l’ascoltatore spiazzandolo è la loro meta, sebbene le take siano legate al passato ma protese verso l’orizzonte di un futuro non molto lontano, ma non del tutto visibile, l’esperimento riesce loro solo per metà.

L’uso del pianoforte nell’opener Scegli Me ci comunica che qualcosa si è incrinato nella band, le chitarre non mordono lacerando la carne ma addentano per assaporare meglio il gusto. Le nuove composizioni non si muovono sempre con scioltezza ma rilasciano nuove scorie psichedeliche. Le aperture melodiche (killer) del singolo 'Razzi Arpia Inferno E Fiamme' viaggiano attorno all’arpeggio vicino, nel giro melodico, ad uno dei primi pezzi degli Skunk Anansie (sta a voi indovinare quale).

La foga di alcune parti prettamente hard, ma sempre venate di psichedelia, trova una via d’uscita in 'Adora Torio'. La voce invece sembra in qualche modo penalizzata dal missaggio che la relega in una profondità, quasi, inesplorabile.

Emotivi ed eclettici, i Verdena sembrano vivere nel terrore di essere catalogati. Per questo scelgono la carta dell’imprevedibilità che produce, come effetto indesiderato, una marcata disorganizzazione sonora, una disomogeneità che non sempre paga. 'Tu E Me' è una finestra acustica costruita sulla batteria, scarna ma funzionale, la voce di Alberto, sempre al limite, accarezza la linea melodica senza aggredirla. 'Badea' Blues si trasforma in un arido esercizio di stile che, chiuso in dissolvenza, mostra una scrittura debole e senza soluzione di continuità. Nella stessa tela finisce la successiva 'Nuova Luce', nonostante la coda psichedelica soffre nel songwriting, fuori fuoco e inefficace. Le cose più interessanti arrivano con 'Rossella Roll Over' e le sue dissonanze disturbanti che confluiscono in una sgangherata psichedelia.

La successiva 'Canzone Ostinata', ballata alla Celentano costruita su ritmo ostinato(?) e chitarra slide, niente di originale ma appiccicosa come miele sulla pelle secca d’estate. In pochi minuti si passa da rumori elettronici a 'Sul Ciglio' dove finalmente la band pesta sull’acceleratore di particelle ottenendo una sezione ritmica schiacciasassi, la voce filtrata è vicina alle atmosfere di 'Reverberation', il tutto esala l’anima prima ancora che vi rendiate conto di cosa sia successo. Chiudono il buon tentativo, pinkfloidiano, di 'La Volta' e la ballata trasversale e stupenda 'Lei Disse' (In Un Mondo Tutto Differente).

In soldoni i Verdena resistono bene al deterioramento del tempo ma la durata, davvero elevata, mostra segni di cedimento nascosti negli angoli, come insidie sempre pronte a colpire. Il materiale, non sempre all’altezza delle aspettative, mostra potenzialità e soluzioni melodiche che lo renderanno comunque amabile.

Dopo tanta attesa una necessaria sfoltita alle tracce avrebbe reso questo disco molto più stabile e compatto.

Un buon ritorno.