Whiskey Ritual – In Goat We Trust

Immagini inequivocabili, suoni agghiaccianti, icone autoesplicative: siamo nelle tipiche ambientazioni black metal. È questa la scelta dei Whiskey Ritual, diretta, senza optare per scorciatoie né strade tortuose perchè per l'inferno c'è un'unica via e questi quattro ragazzi sembrano conoscerla a menadito.
Sarebbe stato troppo semplice realizzare un album di true black metal: produzione scarna, quindi costi molto bassi, impasti di suoni e cattiveria pura sarebbero bastati per aggiungere l'ennesimo capitolo e risultare così in ritardo di una ventina di anni sul luogo del crimine. I Whiskey Ritual invece sanno perfettamente che oggi il black metal si muove intorno alla scena rock'n'roll grezza e sporca (quello alla Motorhead per intenderci) e per questo il loro sound è più correttamente classificabile come un "black'n'roll", così come il titolo dell'opener di questo lavoro che rende ottimamente l'idea. Chiaro che non mancano le sfuriate black ("One Million") ma il loro background è molto più heavy metal crudo: influenze alla Hallelujah (e quindi anche stoner-sabbathiane) sono tavolta limpide, nonostante sia chiaro che i ragazzi dormono con il quadro di Chronos (Venom) appeso sulle proprie teste.
Le idee riprendono gli stilemi della tradizione scandinava, proclamando odio e scredito nei confronti di Dio, eccedendo talvolta non si sa se per vera fede nera o per puro alternativismo forzato. Instancabili, mutevoli, intransigenti, ma anche distruttivi e disperatamente "in your face", i Nostri riescono a proporre anche un brano in italiano, segno che la nostra lingua colora perfettamente la atmosfere cupe, mentre le chitarre odorano di southerni rock/sludge metal macabro e malato alla Down.
Credo che dovremmo essere orgogliosi di avere nel nostro paese, spesso bistrattato a livello musicale, band di tale spessore (al di là dei testi e delle immagini discutibili).