Wolfmother

Wolfmother

Ringraziano famiglia ed amici gli australiani Wolfmother nel loro omonimo debutto, decisamente sopra le righe, dove scopriamo tutto il loro sapere e la loro carica emotiva. Un lavoro granitico, impregnato su un rock duro e sincero, come purtroppo sempre più raramente accade.

Il gruppo è formato dal leader Andrew Stockdale; voce, chitarra ed anima, da Chris Ross al basso ed a quelle tastiere che spesso allargano il suono senza farlo incallire in maniera esagerata, e dall’infaticabile batterista Myles Heskett.

A parte un finale evitabile e messo lì a riempire (“Tales” e “Love train”), il resto del disco non si siede mai e offre molti motivi per farsi apprezzare. Innanzi tutto si rimane stupiti dall’intraprendenza stilistica della band che si avventura (con successo) in brani come “Where eagles have been” a continui cambi di scenario introdotti dalla linea di basso, ed a testi evocativi che fanno ritornare in mente un certo rock dei primi ’70. Il singolo che li ha fatti conoscere (“Woman”) sembrava presentare un suono più monotono, mentre sono le strutture movimentate e mai scontate come quelle di “Apple tree”, alternate al puro metal di “Colossal”, a rendere l’ascolto piacevole e degno di un bis (magari evitando le ultime tracks).

Gia ci si affanna a scovare un paragone per i tre canguri con i grandi del passato (Led Zeppelin?, Colosseum?) senza fretta però, intanto godiamoci questo disco sano, tosto e sincero.