Young Widows – In and Out of Youth and Lightness

Basterebbe leggere il titolo dell'ultimo lavoro di questi ragazzi del Kentucky per capire che quando si ascolta la loro musica non c'è da stare troppo allegri. Ma si tratta pur sempre di noise rock, di testi angoscianti sorretti da sonorità claustrofobiche. E comunque in questo "In and out of youth and lightness" qualcosa è cambiato. Sulla band, con le dovute proporzioni, sembra essere scesa la stessa aria che aveva influenzato i Deftones al tempo di "Minerva"; un rallentamento quasi esasperato del suono, un tono ancora più plumbeo sulle canzoni. Ovvio dalle "giovani vedove" non ci si può aspettare di ascoltare qualcosa alla Beach Boys, ma la solennità che pervade tutti i pezzi rende quasi l'idea di un unico brano che scorre, piuttosto che un album.

Si può forse fare un'eccezione per "Future heart", il pezzo con una struttura più simile ad una forma-canzone tradizionale, e non a caso scelto come primo singolo. Per il resto, tutto scorre sulla base di una batteria marziale, che raggiunge l'apice della freddezza nel bel mezzo del lavoro, con "The Muted Man". Merita una particolare menzione anche "In and out of youth" che va a chiudere il tutto con una nenia che trascina via l'ascoltatore verso scenari scuri.

E che rafforza l'idea che i tre ragazzi sanno davvero il fatto loro, e che il punto di forza sia appunto la coesione che esiste tra i membri del gruppo. In conclusione, il terzo cd della band suona compatto e massiccio, confermando gli Young Widows come una realtà da tener e occhio nel loro genere. Resta l'impressione però di aver abbassato i toni ed i decibel forse un po' troppo e che questo rischia di tramutare l'evidente ambizione di tutto il lavoro in qualcosa di leggermente soporifero. Ma la classe, quella c'è.